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Romanipè 2.0

Fondazione romanì Italia ha avviato il corso di formazione "Esperto di sviluppo delle comunità" e sarà realizzato a Pescara nel periodo settembre-Dicembre 2018 con lo sviluppo di n. 8 moduli formativi e coinvolgerà 12 corsisti e 03 uditori.

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E' stupidità, è ignoranza

Il razzismo verso gli immigrati e la minoranza romanì, fomentato da politici e media irresponsabili, amplificato dai social media, rischia di essere legittimato come una opinione, invece è un reato.

Dicono che NON si tratta di razzismo perché nessuno teorizza la diversità biologica delle vittime.

“Io non sono razzista, ma…”, è lo slogan del razzista contemporaneo, in quel “ma” c’è il razzismo del XXI° secolo, insensibile davanti al disprezzo e alle discriminazioni.

Si tratta di “razzismo culturale” ambiguo, intollerante e giustifica le discriminazioni.

In Italia stiamo vivendo una regressione antropologica in cui la cultura è recitata, non è vissuta.

Non è possibile fare finta o recitare,

Rom, una parola («la povertà») non basta a spiegare ogni problema. Ripartiamo dalla Costituzione e dalla legalità

Replica all'articolo del Il fatto quotidiano del 5/12/2015 "Rom, una parola non basta a definire 22 comunità diverse

L'articolo di Carlo Stasolla pubblicato su Il Fatto quotidiano del 5 dicembre 2017 («Rom, una parola non basta a definire 22 comunità diverse») ha due meriti fondamentali: 1) mette in guardia contro chi sfrutta la questione rom per trarre vantaggi economici; 2) informa un pubblico verosimilmente vasto e non specializzato circa l'indubbia complessità del mondo rom e – aspetto spesso ignorato dai più – il suo antico insediamento in Italia (XIV secolo). La disinformazione prepara il terreno al pregiudizio e alle scorciatoie del pensiero,

La linguistica dello sviluppo sociale

In questo nuovo contributo vogliamo tornare a sottolineare l'urgenza di mettere la questione linguistico-culturale al centro del dibattito sulla minoranza romanì. Al netto della sospetta equivalenza tra cultura romanì e cultura nomade – equivalenza in virtù della quale la sfera politica è riuscita nel paradosso di produrre, fino a un recente passato, norme "culturali" per l'organizzazione delle aree di sosta senza occuparsi mai veramente di cultura romanì – tale questione è, in effetti, tradizionalmente marginalizzata, se non del tutto ignorata, dalle classi dirigenti del nostro paese. La spiegazione di questo fenomeno risiede probabilmente nel fatto che la questione linguistica, soprattutto in questo particolare ambito, è ritenuta superficiale o secondaria

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