TORNA SOPRA
 

Il rapporto con le culture minoritarie costituisce un problema storico, da una parte sono ignorate e represse nei loro caratteri sostanziali, "permesse" solo nelle manifestazioni esteriori di un folclore mercificato; dall'altro sono rimaste vive e potenti nel profondo delle coscienze dei singoli. Già nel 1979 il pedagogista Raffaele Laporta proponeva un disegno di soluzione del conflitto culturale, offrendo ai cittadini delle comunità emarginate gli strumenti scientifici e le motivazioni necessarie a utilizzarli, così da metterli in grado di esplicitare le originarie potenzialità ed i valori positivi delle proprie culture e da avviare, sulle basi degli uni e delle altre, direttamente un processo di autointegrazione nella società. el libro "L'autoeducazione delle comunità" del 1979 scriveva: " [...] L'intera esistenza dell'individuo e l'intera vita della società si realizzano in forza di un costante processo di esperienza. L'esperienza, orientando e promuovendo l'attività umana, è all'origine di quel che genericamente le scienze dell'uomo oggi designano col termine "cultura". [...] La produzione di esperienza sociale è l'aspetto collettivo di un naturale apprendimento individuale; la comunicazione è, almeno implicitamente, educazione nella misura in cui giunge al risultato di modificare i comportamenti di coloro a cui è diretta, ossia nella misura in cui determina l'apprendimento."

Il sistema di pregiudizi che si nutrono di pregiudizi.
La comunicazione modifica i comportamenti. Una comunicazione sbagliata compromette i comportamenti.
La comunicazione sbagliata della popolazione romanì e della cultura romanì ha prodotto una radicalizzazione di stereotipi e pregiudizi verso le comunità romanès, ed ha raggiunto livelli di intolleranza inaccettabile.
Questo è il risultato di 40 anni di attività con un sistema di sviluppo degli interventi per le comunità romanès privo di senso, composto da scelte politiche-progetti-azioni, fondati su stereotipi e pregiudizi e che si nutrono di stereotipi e pregiudizi, realizzati sulla base di sbagliate interpretazioni di dati della cultura romanì.
Un sistema da tutti considerato sbagliato ed oneroso, ma che continua ad essere ancora oggi integralmente realizzato anche con attori diversi e con iniziative dal nome diverso, ma la sostanza non cambia.
Le ipocrisie e le strumentalizzazioni verso la popolazione romanì sono amplificate dai media e trasmesse all'opinione pubblica producono disinformazione e istigazione all'odio.
Oggi per migliorare le condizioni di vita della popolazione romanì è necessario demolire radicalmente il "sistema degli interventi di sviluppo per la popolazione romanì" ancora in atto, e devono realizzarlo le comunità romanès con il sostegno di enti locali ed istituzioni, la collaborazione della società civile, per avviare un dibattito pubblico diverso dal passato.

Le comunità romanès
Le comunità romanès devono abbandonare la mentalità assistenziale ed il vittimismo e dirigersi verso l'emancipazione culturale e politica collettiva per mettere in discussione la modalità di conoscenza della cultura romanì e la coscienza di essere rom e ed essere minoranza nell'attuale contesto sociale, culturale e politico.
Si tratta di avviare un processo per strutturare i contenuti che sono alla base dell'accesso a ciò che definiamo cittadinanza, una cittadinanza che sia sostanziale, non meramente formale.
Le persone rom devono muoversi nella direzione della normalità ed autonomia ed elaborare una nuova romanipè fondata sul concetto di legalità come cultura dei diritti esigibili e sviluppata con la partecipazione attiva e professionale dei rom, specifica e non esclusiva.
L'elaborazione di una nuova romanipè deve declinarsi con una dimensione propositiva dell'identità romanì, e deve realizzarsi con azioni di community welfare all'interno delle comunità romanès con una nuova comunicazione per costruire un dibattito pubblico diverso dal passato.
Le persone rom devono superare i meccanismi di introiezione della discriminazione (auto-discriminazione) e dei paradigmi differenziati ad essi connessi che minano l'autostima, nutrono il fatalismo ed il vittimismo, promuovono dipendenza.

Enti locali, Istituzioni, la società civile e politica
Gli enti locali e le istituzioni devono abbandonare il vecchio sistema di sviluppo degli interventi per le comunità romanès, il cui fallimento è ampiamente documentato e applicare il contatto diretto per una corretta conoscenza della cultura romanì e delle comunità romanès, al fine di programmare risposte ragionate e dotate di senso ai bisogni culturali. Gli enti locali e le istituzioni devono promuovere e realizzare la partecipazione attiva e professionale dei rom, specifica e non esclusiva; devono sostenere le iniziative finalizzate al passaggio delle comunità romanès verso l'organizzazione politica e quindi alla costruzione di un diverso dibattito pubblico sulla minoranza romanì.
I gruppi della società civile che si occupano delle comunità romanès NON SONO AFFATTO un problema quando con la propria azione autonoma contribuiscono a regolare i comportamenti individuali, ad orientare e risolvere problemi, a soddisfare esigenze comuni, perché la società civile NON è una realtà unitaria, ma è vitale nella misura in cui è un luogo di relazioni, di confronto, di cooperazione, di creatività e di pluralità che propone e stimola la società politica.
I gruppi della società civile che si occupano di rom diventano un problema quando le loro azioni non danno risposte ai reali bisogni delle persone finalizzate alla normalità ed autonomia, quando non risolvono i problemi e non soddisfano esigenze comuni, quando diventano un luogo di predominanza ideologica che conduce alla perdita di autonomia e di capacità di azione, quando strumentalizzano e/o ostacolano la partecipazione attiva e qualificata dei rom.
Gli enti locali, le istituzioni, la società civile e politica devono abbandonare il disastroso "sistema di sviluppo degli interventi per le comunità romanès", fondato sull'esclusione, sulla cristallizzazione dell'assistenzialismo, sulla legalità ridotta nella sua accezione securitaria e repressiva.
Gli enti locali, le istituzioni, la società civile e politica hanno il dovere, istituzionale e costituzionale, di promuovere processi di relazione interculturale che coniughino uguaglianza e differenza con la partecipazione attiva e qualificata dei rom, specifica e non esclusiva, e di identificare e contrastare i meccanismi alla base dei processi di esclusione ed auto-esclusione, di discriminazione ed auto discriminazione attraverso gli strumenti del self-empowerment.

La campagna di comunicazione
La disinformazione sulla popolazione romanì e la cultura romanì è tale e tanta, anche per responsabilità delle comunità romanès, che le persone sono demotivate ad abbandonare stereotipi e pregiudizi duramente radicati, non sono interessate all'apprendimento di conoscenze nuove e diverse sulla popolazione romanì. La questione va oltre un normale processo di apprendimento, infatti si tratta di una difficoltà da attribuire a variabili estranee all'apprendimento.
Per esempio l'apprendimento legato a frasi dette da un relatore o alle parole scritte in un libro, NON sono sempre sufficienti per apprendere delle conoscenze, perché sono legate solo al piano cognitivo-astratto, rimanendo slegato dal contatto con la realtà e dall'esperienza diretta. In un'ottica di apprendimento è indispensabile anche l'aspetto emozionale, perché è legato anche alle emozioni che inconsapevolmente proviamo. Attraverso situazioni emotivamente coinvolgenti l'apprendimento risulta piacevole ed efficace.
Piaget afferma: "[...] perché l'intelligenza funzioni, occorre un motore che sia affettivo. Non si cercherà mai di risolvere un problema se il problema non interessa. L'interesse, la motivazione affettiva, è la molla di tutto".
Per abbattere il sistema di sviluppo degli interventi per la popolazione romanì, costruito su stereotipi e pregiudizi e che di essi si nutre, ed avviare un dibattito pubblico diverso dal passato, è necessario programmare una specifica campagna di comunicazione basata sul concetto di apprendimento emotivo e la strategia del "contato diretto", per ridefinire le conoscenze sulle comunità romanès e la cultura romanì.
Una campagna con il sostegno di enti locali e/o istituzioni per ridurre/disconfermare stereotipi e pregiudizi verso la popolazione romani.

La FRI-Fondazione romanì Italia promuove la campagna di comunicazione "ScaccoMatto".
Nome scelto da una situazione del gioco degli scacchi, "scacco matto". Un gioco originatosi nella prima versione sanscrita in India nel VI° secolo e diffuso, nella forma pressochè moderna, in Italia e Spagna nel XV secolo. Nel gioco degli scacchi alla funzione socializzante si accompagna la funzione cognitiva; è la mente che muovendosi in una griglia di regole semplici ma ben congegnate si mette in gioco nel contrastare validamente un avversario per giungere alla mossa risolutiva: scacco matto, nel quale il Re di uno dei giocatori è posto sotto diretto attacco (scacco).
I materiali ed i contenuti della campagna di comunicazione "ScaccoMatto" sono progettati sul piacere di giocare per cercare un collegamento empatico ed incoraggiare le persone ad aprire la mente a nuove conoscenze per una diversa prospettiva del pregiudizio.
Il gioco è sempre stato un'attività indispensabile per l'essere umano, è uno degli istinti umani più efficaci per generare buone emozioni.
Le buone emozioni sono il veicolo naturale per far apprendere informazioni che coinvolgono la persona nel suo complesso, stimolano la volontà e la voglia di imparare, la capacità di fissare contenuti ed esperienze nella memoria e nelle proprie strutture mentali.
Le emozioni associano il piacere all'azione che si sta compiendo generando un ciclo che spinge le persone a cercare nuove fonti di sapere. Il gioco motore delle emozioni. Le emozioni motore dell'apprendimento. Il bisogno di giocare permane nell'adulto come fonte di gratificazione e benessere, risponde alla voglia di confrontarsi e di mettersi alla prova, aiuta ad allentare le tensioni.
Piacere e conoscenza si incontrano nel cervello. "L'attivazione di sensazioni emotive positive fa produrre al sistema nervoso sostanze come la dopamina, che migliorano l'efficienza delle trasmissioni tra neuroni e contestualmente danno vere sensazioni di appagamento e soddisfazione riducendo la fatica e lo stress sia fisico che mentale". (A. Epasto, VEGA, 2008)

Contenuti e materiali della campagna
Gli obiettivi della campagna di comunicazione "ScaccoMatto" sono:
diffondere la conoscenza delle comunità romanès e della cultura romanì e contribuire ad avviare un dibattito pubblico diverso dal passato, per fornire alle persone alternative efficaci ed emotive per ripensare stereotipi e pregiudizi , con contenuti basati sul concetto di apprendimento emotivo, che utilizza il gioco, per divulgare la conoscenza della cultura romanì e delle comunità romanès e indurre ad un comportamento, attraverso azioni e materiali con dinamiche ludiche-emozionali-motivazionali, per accrescere il potere di attrazione e la capacità di memorizzare ed apprendere consapevolezza e conoscenza. Una scelta obbligata per la radicalizzazione di stereotipi e pregiudizi verso le comunità romanès che demotivano l'apprendimento di nuove e diverse conoscenze
contribuire all'elaborazione di una nuova romanipè con azioni di community welfare per promuovere il "contatto diretto" e la coscienza dell'essere rom e minoranza nel terzo millennio, al fine di sostenere il passaggio all'emancipazione politica.
stimolare la parte più emarginata delle comunità romanès a strutturare i contenuti per uscire dalla condizione di segregazione ed esclusione.

I contenuti della campagna sono esplicitati con azioni di contatto diretto, materiali cartacei e web, e sono sviluppati con le strategie:
1. del "contatto diretto" nelle sue quattro dimensioni: a) una interazione piacevole e cooperativa b) la possibilità di conoscenza approfondita c) status simile d) il supporto istituzionale. Entrare in contatto diretto con l'altro e con le sue caratteristiche permette di conoscerlo e di ridurre e/o disconfermare stereotipi e pregiudizi.
2. del "self-affirming questions" (domande retoriche/riflessivi), domande per trovare un collegamento empatico fornendo una diversa prospettiva al pregiudizio.

I materiali della campagna di comunicazione "ScaccoMatto", cartaceo, web ed azioni, sono prodotti work in progress per tutto l'anno 2015 da attivisti rom ed esperti. I materiali sono statici e dinamici: cartoline, flyer, calendario adesivi, opuscoli, web e socialnetwork, video/spot e docu-fiction, interviste e questionari, banner, letteratura romanì, laboratori interculturali.

Diffusione della campagna
La campagna sarà presentata il 04 Dicembre 2014 a Roma e successivamente sarà diffusa nei terriori locali. E' essenziale il sostegno alla campagna dell'ente locale e delle istituzioni.
La campagna sarà diffusa nei territori locali da attivisti rom ed esperti con un format di diffusione standard: evento pubblico di presentazione del format editoriale "Romanipè 2.0 – 99 domande sulla popolazione romanì", la diffusione del materiale web e cartaceo, interviste/domande, azione di community welfare con la comunità romanès locale.

I materiali ed i contenuti della campagna possono essere diffusi nei territori locali con azioni più strutturati, da concordare con l'ente locale e le istituzioni territoriali: animazione territoriale, incontro con alcune classi delle scuole o laboratori interculturali nelle scuole con format didattico-educativo, formazione/informazioni destinate a decisori pubblici e alla società civile e politica. Saranno progettati dalla Fondazione romanì Italia, con la collaborazione di organizzazioni locali, e le attività saranno programmate con la partecipazione attiva e qualificata di rom.

La Fondazione romanì Italia si proponedi diffondere i contenuti ed i materiali del format standard della campagna ScaccoMatto nell'anno 2015 in almeno 100 città Italiane.

La campagna si concluderà il 27 gennaio 2016 con la commemorazione nazionale della giornata della memoria e l'assegnazione di un premio nazionale da assegnare alla migliore iniziativa di diffusione della campagna.

Per la diffusione della campagna di comunicazione "ScaccoMatto" inviare una email a: o

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