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“L’esperienza sociale è l'aspetto collettivo di un naturale apprendimento individuale. La comunicazione è educazione nella misura in cui modifica i comportamenti e determina l'apprendimento.” (Raffaele Laporta, L’autoeducazione delle comunità)

I partecipanti al corso di formazione “Esperto di sviluppo di comunità” del progetto Romanipè 2.0 (bando APAD) e gli aderenti a Fondazione romanì Italia, al termine del percorso formativo hanno elaborato un manifesto, sintesi di una proposta politico-culturale per la minoranza romanì.

I - Una politica per la lingua-cultura romanì: “conoscere e riconoscere”

    1. Riconoscere lo status giuridico di minoranza linguistica

    2. Conoscere e promuovere l’arte, la lingua-cultura romanì e la storia delle comunità romanès. Codificare la lingua romanì, non rigida ma "polinomica", cioè tollerante delle variazioni dialettali, anche in forma scritta.

    3. Costruire una “casa comune” per sostenere i valori dell’identità romanì e le specificità culturali, ed essere un interlocutore autorevole di fronte alle Istituzioni  

II - Professionalizzazione del dibattito pubblico

        1. Convocare il mondo scientifico nella produzione di ricerche qualitative e quantitative

        2. Attivare una seria cultura della “valutazione” delle iniziative e rendere pubblico il “come”, il “quando” ed il “perché” delle iniziative e delle risorse

        3. Concedere la facoltà di auto dichiarare la propria appartenenza ad una minoranza linguistica storica nelle rilevazioni statistiche della popolazione.  

III Nuovo paradigma delle politiche sociali

        1. costruire un nuovo modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès basato su processi con approccio interculturale, politiche finalizzate alla “normalità”, “autonomia” e la sinergia tra istituzione, politica, mondo scientifico e comunità di minoranza

        2. La legalità come cultura dei diritti esigibili: dalla regolarizzazione dei documenti all’accertamento dei requisiti per l’affermazione dei diritti-doveri e delle tutele

        3. “No” alle politiche segreganti, differenziate e di assistenzialismo culturale con approccio multiculturalista

        4. “No” a campi nomadi e microaree per sole comunità romanès

        5. “No” a sgomberi e sfratti senza soluzioni alternative che umiliano le norme e le persone

        6. “Si” al superamento delle politiche abitative segreganti con approccio interculturale, soluzioni diversificate condivise (per esempio modello Housing first).

IV - Processi di sviluppo delle comunità

  1. Promuovere l’incontro con le comunità attraverso il linguaggio dell’identità culturale, dell’arte, della bellezza, al fine di costruire un territorio “caldo” sul piano delle relazioni, “dolce” sul piano dell’impatto, “stimolante” sul piano dello scambio culturale. Partendo da quello che accomuna le comunità, creare il contatto comunicativo e scoprire le differenze. (Per esempio progetti e laboratori con approccio di Urban streetart)

  2. Implementare iniziative di processi di sviluppo delle comunità in cui i concetti di inclusione e di evoluzione culturale, con progettualità integrata, sono i fili conduttori di tutte le azioni. Implementare la formazione di esperti di sviluppo delle comunità.

  3. Partecipazione attiva e qualificata delle professionalità espressioni delle comunità romanès, specifica e non esclusiva, nei progetti e processi consultivi e decisionali, laddove per “qualificata” si intende dotata di conoscenze-competenze professionali e requisiti morali.

    “Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo, gli uomini si liberano insieme.” (Paulo Freire)

    Redatto a Pescara il 19 Gennaio 2019

                                                                             

  4. www.fondazioneromani.eu

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