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Uno dei principali problemi con cui ci si scontra nell'affrontare le questioni che riguardano le popolazioni Rom è quello dell'assenza di dati certi. Questo gap non è una specificità italiana, si tratta di una lacuna comune anche ad altri Paesi europei (COSES, 2010; Open Society Foundation, 2010).

Non esistono dati certi sul numero di Rom presenti sul territorio nazionale, sulla loro situazione abitativa, sul livello di istruzione e sul tasso di disoccupazione,

sull’aspettativa di vita e sulla mortalità infantile, sulla percentuale di stranieri in rapporto alla popolazione Rom, sull'accesso ai servizi sociali, sanitari e di welfare che costituisce un ostacolo importante allo sviluppo di politiche e iniziative orientate alla risoluzione dei problemi[1].

Il ragionamento per questo atteggiamento consiste nella necessità dela protezione dei dati personali contro eventuali abusi sulla privacy che si sono verificati in passato in alcuni regimi totalitari. Le disposizioni costituzionali e le leggi per la protezione dei dati personali sono stati portati come argomento contro la raccolta di dati sui Rom. In generale genera confusione il fatto che le leggi per la protezione dei dati personali non consentano l'acquisizione di dati etnici, ma allo stesso tempo esiste una insufficiente conoscenza e consapevolezza dell'importanza del monitoraggio delle politiche pubbliche che interessano i gruppi vulnerabili, in questo caso i gruppi etnici Rom, al fine di combattere la discriminazione e l'esclusione sociale. In più, dimostra che per alcune minoranze etniche, a volte c'è la riluttanza da parte dei governi ad eseguire i dati di monitoraggio raccolti su base etnica per evitare di mettere in evidenza dei problemi più complessi. (Moisa et.all, 2016)

 

I governi sono riluttanti a mostrare iniziativa adducono ragioni principalmente legate a considerazioni legali e morali. Tuttavia, la direttiva 95/46/CE relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonchéalla libera circolazione di tali dati, e il regolamento (CE) n. 45/2001 concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonchéla libera circolazione di tali dati, contengono deroghe al divieto di trattare dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, in particolare « quando l’interessato ha dato il proprio consenso esplicito a tale trattamento».

 

A gennaio 2012, la Commissione ha proposto una riforma globale della normativa UE in materia di protezione dei dati, il cui elemento centrale è un regolamento generale sulla protezione dei dati. Il comitato dei rappresentanti permanenti ha approvato il regolamento il 18 dicembre 2015 e il Consiglio ha confermato l’approvazione il 12 febbraio 2016. Il regolamento generale sulla protezione dei dati si applica a decorrere dal 25 maggio 2018. Una distinzione tra la direttiva e il regolamento sulla questione dei dati sensibili è che quest’ultima ne estende la definizione, includendo dati biometrici e genetici, nonchédati relativi all’orientamento sessuale. Una seconda distinzione è rappresentata dalla scomparsa del termine «interesse pubblico rilevante». Il regolamento prevede una deroga per il trattamento di dati necessari per «l’esecuzione di un compito di interesse pubblico» e fa riferimento all’adozione di «misure appropriate per tutelare i legittimi interessi dell’interessato». (Corte dei conti europea, 2016)

 

L’Agenzia dell’Unione europea per i Diritti Fondamentali ritiene che il Garante Europeo della Protezione dei Dati e queste disposizioni giuridiche dell’UE in materia di protezione dei dati offrano una regolamentazione adeguata al trattamento dei dati personali e sensibili. (FRA 2013)

Inoltre, diversi organismi tra cui la Commissione, la FRA e la rete EURoma hanno confermato che il trattamento dei dati disaggregati relativi all’origine etnica non è illegale in nessun Stato membro dell’UE, e laddove sia veramente difficile raccogliere dati sull’origine etnica dei partecipanti, esistono delle alternative pratiche, quali l’uso di sondaggi anonimi dove viene richiesto agli intervistati selezionati a caso di identificarsi manifestando un consenso inequivocabile[2].

I vantaggi di queste raccolte disaggregate su base etnica producono statistiche riguardando le problematiche importante come ad esempio i redditi, l'êta, l'istruzione, situazione abitativa, ed in alcuni casi, rispetto alla maggioranza della popolazione. Le politiche pubbliche hanno bisogno di una solida base di dati sui gruppi target da affrontare al fine di conoscere meglio la situazione e quindi di misurare l'impatto di applicazione di dimostrare l'efficacia o la loro mancanza, sulla base di informazioni accurate.

 

Per i Rom, un gruppo etnico gravemente colpito dalla discriminazione e l'esclusione sociale, è una grave carenza di dati statistici rilevanti che impedisce la prevenzione del monitoraggio delle prestazioni e la misurazione dell'impatto delle politiche pubbliche che sono indirizzate ai rom. Statistiche affidabili sulla situazione delle comunitàRom sono indispensabili per definire gli obiettivi per elaborare politiche pubbliche e di monitorare la loro performance, prestazioni riguardando l’inclusione sociale e la discriminazione. (Corte dei conti europea, 2016)

Generalmente gli attivisti e le organizzazioni internazionali sostengono e raccomandano ai governi nazionali di stabilire regole chiare per la raccolta di dati etnici. Tale assenza di dati solidi e completi rappresenta un problema non solo per i progetti, ma anche per la definizione delle politiche a livello nazionale e dell’Unione. A meno che non vengano rapidamente adottati dei provvedimenti, la situazione rimarràinvariata, ECRI raccomandando al Italia di completare la raccolta di dati statistici in tutte le aree relative all’integrazione dei Rom per poter stabilire un ordine di priorità per l’attuazione delle politiche nazionale per l’integrazione dei Rom[3].

Roland Ciulin

 


[1]Cfr. Commissione Straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica, Rapporto Conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Camminanti in Italia, 9 febbraio 2011:http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/dirittiumani16/Rapporto%20conclusivo%20indagine%20rom,%20sinti%20e%20caminanti.pdf

 [2]Fundación Secretariado Gitano, segretariato tecnico della rete EURoma, Bisogni dei Rom nel periodo di programmazione dei Fondi strutturali 2014-2020 Guida per migliorare il processo di pianificazione, maggio 2013.

[3]Rapporto ECRI sull’Italia del 2015, nel quinto ciclo di monitoraggio, adottato il 18 marzo 2016 Pubblicato il 7 giugno 2016.

 

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