TORNA SOPRA
 

Nei mesi scorsi è stato diffuso l'ennesimo rapporto in cui si evidenza che il sentimento di odio verso la minoranza romanì (antiziganismo o romofobia) ha raggiunto in Italia 86%, per responsabilità di un dibattito pubblico in cui prevalgono esclusivamente le notizie negative, diffuse ad arte, e creano un clima di allarme sociale che non trova riscontro nella realtà.
Se leggiamo un rapporto di qualche decennio fa con facilità possiamo vedere che l'analisi e le denunce sono identiche all'ultimo rapporto, e che concretamente nulla è cambiato.

Infatti non è difficile oggi sentire o leggere proposte, denunce, rapporti, analisi, ecc. che sono un copia/incolla di quando sentito o letto nel passato (può cambiare qualche termine ma la sostanza è identica), ne consegue che le soluzioni e le rivendicazioni sono sostanzialmente identiche al passato.

Da molti anni la descrizione della condizione della minoranza romanì non è corrispondente alla realtà, e la responsabilità di questa infondatezza è da attribuire a tutti coloro che, direttamente o indirettamente, sono impegnati sul tema rom, perché sono loro che trasmettono le informazioni sbagliate ai media ed alla politica, che amplificandole negativamente costruiscono un dibattito pubblico falso.

Se dopo decenni i rapporti e le denunce non hanno prodotto un cambiamento del contesto ed è peggiorata la condizione della minoranza romani è evidente che la diagnosi non è corretta, e quando la diagnosi è sbagliata, la terapia non porta miglioramenti.
Prima di puntare il dito a responsabilità esterne (che sono numerose) dobbiamo riconoscere ed affrontare le problematiche interne all'attivismo e l0associazionismo romanò.
Per tanti anni abbiamo puntato il dito contro le associazioni pro rom che si occupavano i rom accusandole di strumentalizzare il tema rom e l'assenza di risultati utili ha fornito una giustificazione alla nostra giusta critica.

Oggi cosa fanno i numerosi attivisti e le numerose associazioni espressione delle comunità romanès?
Stanno facendo meglio e quali sono i risultati, oppure stanno copiando pessimamente quando è stato fatto disastrosamente nel passato?
Oggi con l'impegno diretto di associazioni ed attivisti rom e sinti è migliorata la condizione delle famiglie rom e sinte?
Le risposte a queste domande sono fornite dalla drammatica realtà della minoranza romanì, per la quale è certamente responsabile la politica e le istituzioni, ma la responsabilità maggiore è da attribuire a gran parte delle associazioni e degli attivisti espressioni delle comunità romanès per non aver prodotto credibilità e professionalità.

Una riflessione critica contribuisce a comprendere che rivendicazioni e soluzioni sbagliate e prive di senso implementano la discriminazione ed i pregiudizi verso la minoranza romanì ed alimentano il sistema di disinformazione e di partecipazione folcloristica del rom, in balia della volontà altrui.

Non possiamo più permetterci sbagliare, cioè di proporre per la minoranza romanì soluzioni e rivendicazioni privi di senso e senza coerenza con la realtà. Il rischio è di non essere credibile e per evitarlo occorre professionalità ed in particolare la definizione ed il perseguimento di una chiara visione politica strategica.

E' indispensabile la professionalizzazione del dibattito pubblico, "convocare" il mondo della ricerca scientifica per operare scelte fondate ed efficaci ed una seria cultura della valutazione. Infatti una buona diagnosi prepara ed orienta le soluzioni e le rivendicazioni.
Prendere atto che la retorica del tema rom non regge più: o si è capaci di definire e spiegare in modo chiaro il "perché e "in che modo" sviluppare la visione politica strategica connessa con la realtà, ed in cui l'identità romanì non sia un simulacro dei tempi passati, ma una risorsa a tutto tondo, oppure è meglio astenersi dal "ripetere come un mantra" la solita retorica sul tema rom, perché "ogni ripetizione" continua a mistificare la realtà.

L'ostracismo di cui è vittima la minoranza romanì in Italia dev'essere interpretato in chiave sociale e culturale senza contrapporre le azioni urgenti (il soccorso incondizionato a chi vive in situazioni precarie e pericolose per la propria e altrui incolumità) alle azioni sul medio e lungo periodo, quali sono per l'appunto le azioni di sviluppo sociale e culturale, generalmente silenziose e poco spettacolari, ma molto spesso tanto più incisive.

Al problematico binomio "invisibilità-ipervisibilità" del tema rom occorre creare le condizioni per decostruire le rappresentazioni sociali generalmente molto negative che condannano la minoranza romanì al ruolo di "non-persona", di soggetti al margine della società, ed avere due possibilità:
1. aderire al modello egemone, spogliandosi dei propri tratti identitari, magari rinunciando in parte o del tutto alla propria lingua-cultura d'origine. La perdita dell'identità è una via che rappresenta un rischio per la comunità di minoranza, in quanto espone i propri membri al rischio della devianza sociale nel momento in cui vengono recisi i legami intergenerazionali e viene soffocata la memoria collettiva. (Agresti 2016: 104).
2. essere riconosciuta e valorizzata dalla comunità di maggioranza come elemento costitutivo di una società complessa anche dal punto di vista linguistico-culturale. E' quella del riconoscimento della comunità di minoranza da parte della comunità di maggioranza, alla quale incombe la responsabilità d'instaurare un dialogo e di far rispettare le leggi dello Stato.

La seconda possibilità è probabilmente la più faticosa in quanto esige la disponibilità all'approfondimento e alla reciprocità ma è quella che conviene percorrere, nell'interesse generale.
La visione politica strategica di Fondazione romanì Italia ruota attorno alla proposta di legge di portata esclusivamente culturale volta al riconoscimento della minoranza linguistica romanì.
Attraverso la proposta di legge intendiamo avviare un primo movimento necessario (ma non sufficiente) per iniziare un riconoscimento reciproco tra comunità di maggioranza e comunità di minoranza.

 

Adesione

Adesione a FRI anno 2019 - Clicca sul pulsante "Abbonamento" - oppure invia email a: fondazioneromani.italia@gmail.com

Iscrizione alla Newsletter di Fondazione romanì Italia